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| Alberto Segre, Alfredo Foligno, Liliana Segre, Bianca Levi Foligno-wikimedia common |
"Se comprendere è
impossibile, conoscere è necessario" Primo Levi.
Liliana Segre: "Questa
è una storia che finisce bene"
Liliana Segre nacque nel 1930 a Milano da famiglia laica ebrea,
una bambina come tutte le altre quindi, quasi. Fu una bambina molto amata da
tutta la sua famiglia e benché sua madre Lucia la lasciò presto, suo padre Alberto
si fece in quattro affinché non le venisse a mancare niente, una bambina felice
e fortunata insomma . Tutto cambiò drasticamente a partire dalla promulgazione
delle leggi
razziali fasciste del 5 settembre 1938 firmate da Vittorio
Emanuele III di Savoia . In breve tempo gli ebrei furono estromessi
da tutte la attività didattiche ( oltre che da tutte le funzioni pubbliche) non
poterono né imparare né insegnare e Liliana Segre fu quindi espulsa senza
nessuna colpa dalle scuole elementari pubbliche, pur subendo un duro colpo
riuscì a trasferirsi momentaneamente in una scuola privata gestita dalle suore
Marcelline, in piazza Tommaseo a Milano e dove incontrò la maestra Vittoria Bonomi che le rimase a
fianco anche nei momenti difficili e rappresentò per la giovanissima Liliana un
punto di riferimento di speranza.
Lo zio Amedeo inizialmente fu, al
pari di altri ebrei italiani un sostenitore del fascismo, affascinato anche lui
dalla politica di potenza di Mussolini e alla promulgazione delle leggi
razziali e davanti all'alleanza con la Germania di Hitler si sentì tradito, i
peggiori incubi si stavano avverando e anzi la realtà sarebbe stata peggiore di
tutti gli incubi. Una cosa che soprese Liliana fu la quasi del tutto completa
indifferenza cui era avvolta la sua famiglia e tutti gli ebrei, amici, compagne
di scuola, maestre-tranne rarissime eccezioni, si erano presto comodamente
abituati al clima di razzismo instauratosi col fascismo, si erano abituati a
considerarli come dei criminali, ma con quale colpa? nessuna, quella di essere
nati, erano loro i nemici del Nazismo, famiglie ebree con bambini completamente
disarmati.
Da qui la storia della famiglia Segre è di una tragicità
tetra, che i film dell'orrore non possono esprimere. Si pensa alla fuga, dopo
aver corrotto un gerarca fascista e aver ottenuto la dichiarazione firmata che
i nonni non costituivano un pericolo per il regime fascista (tale dichiarazione
si rivelò poi purtroppo cartastraccia), tentarono la fuga in Svizzera
attraverso le montagne, come clandestini con documenti falsi e nomi inventati,
ma giunti a destinazione l'ufficiale svizzero tedesco li fece arrestare e
rimandare indietro condannandoli praticamente a morte, si attenne alle regole
vigenti allora in Svizzera col decreto del 4 agosto 1942-"respingimento dei profughi civili anche se
ne risulteranno gravi inconvenienti". Furono quindi arrestati, Liliana
finì nel carcere
di Varese quindi in quello di Como ed infine a San Vittore vicino all'Ospedale
dove sua madre la diede al mondo. Gli altri carcerati li benedicevano con
saluti e incoraggiamenti...trovarono pietà proprio lì solo lì nell'ultimo posto
al mondo dove si aspettavano di trovarla.
Da allora iniziò il viaggio verso il male più cupo,
dall'oscurità del binario sotterraneo, il binario 21, ammassati, senza speranza,
nell'indifferenza totale e beffati "Vietato
il trasporto di persone vi era scritto sull'elevatore..."
Da qui fu deportata assieme al padre ad Auschwitz- il 6 febbraio 1944 e
privata della sua identità, Liliana diventò il numero tatuato sul braccio
-75190
Liliana si salvò, suo padre Alberto e i nonni Olga e Giuseppe furono
sterminati nel campo di concentramento Birkenau-Auschwitz.
Dal 1990 Liliana continua il suo impegno di Testimonianza
della Shoah.
Oggi Liliana è nonna e nel 2018 è stata eletta senatrice a vita dal Presidente
della Repubblica Sergio Mattarella, nell'anniversario dalle leggi
razziali fasciste del 1938.
Liliana Segre avverte del pericolo della banalizzazione della
Shoah, la Giornata
della Memoria non deve essere un semplice rituale, Liliana chiede ai
giovani di diventare Candele della Memoria, in futuro non vi saranno più i testimoni diretti di quei tempi e tocca
ai giovani portare avanti la Memoria
altrimenti come tuonava Primo Levi "E' avvenuto, può capitare di nuovo" anche lei è stata
clandestina in cerca di un rifugio in Svizzera e anche lei si è sentita diversa
e respinta e condotta così alla tragedia, c'è molta indifferenza anche oggi,
nei confronti dei migranti e profughi e non solo. Un altro errore da non
commettere è quello di banalizzare la Shoah, è qualcosa di incomprensibile per
chi non l'ha vissuta, cosa ancora più grave è il tentativo di mistificarla,
tramite negazionismi o manipolazioni storiche: il nazismo è stato il male più
atroce dell'età moderna, per il numero delle vittime, per il modo in cui
venivano uccise e torturate, per il fine che si perseguiva per i significati di
razzismo, aristocrazia ariana al potere,
politica di potenza e dominio, dittatura e soppressione di ogni libertà
che il nazismo e il fascismo portano con sé. Il messaggio di Liliana Segre non
vuol essere un messaggio di dolore disperato, al contrario è carico di vita di pace e
di speranza, Liliana Segre ha scelto e sceglie la vita, se il male
consiste nell'indifferenza l'antidoto rimane, come sempre la pietà.

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